giovedì 28 febbraio 2008

L’aborto è un diritto, non nichilismo


di Marta Melelli

Il peso specifico dei cattolici e delle loro organizzazioni nella politica italiana resta enorme. Anche questa volta, alla vigilia di una importante consultazione elettorale, in molti inseguono i voti dei “cattolici”. Prova ne è la proposta di revisione della legge 194 avanzata dal direttore del “Foglio” Giuliano Ferrara, proposta fondamentalista che è diventata addirittura una lista elettorale! Ferrara indica la necessità di una “moratoria” dell’aborto, una sorta di “sospensione” della 194 che non si capisce bene cosa realmente potrebbe produrre. Di sicuro è in pericolo la libertà di autodeterminazione delle donne e la laicità dello Stato italiano.

La 194 è una legge che ha funzionato relativamente bene, che ha vinto sugli aborti clandestini e che ha pure ridotto il numero degli aborti praticati. Questa conquista femminile di progresso e di libertà di coscienza sancita nel 1978 viene attaccata oggi da posizioni filo-ecclesiastiche e dalla Chiesa stessa, la quale esce, come peraltro ha sempre fatto, da istanze strettamente metafisiche (che sole dovrebbero essere di sua competenza) e tenta di diventare un’entità politica, in difesa della vita e contro la laicità, anche al prezzo di perdere la sua tanto acclamata pietà, come successo nel caso dei funerali negati a Piergiorgio Welby.

La libertà delle donne non può essere né negoziata né negoziabile. E a chi dice e pensa come Ruini, o Bondi di FI, o Calderoli della Lega o come Paola Binetti del PD che la 194 sia “vecchia”, vorrei consigliare di non sostituirsi al parere e alla coscienza delle donne, che già trent’anni fa consideravano la legge tardiva rispetto ai tempi. Una legge che offre la possibilità di scelta, senza imposizioni, e che afferma un principio irrinunciabile: l’autodeterminazione della donna.
Il nichilismo denunciato dal Vaticano è pura fantasia o ordinaria follia, ma quello che più preoccupa è la reazione prudente dei maggiori partiti italiani alla proposta di Ferrara. Si pensi a Berlusconi, che non ha affatto gradito la discussione, o al Partito Democratico, che ha al suo interno esponenti dichiaratamente filo-clericali.

E allora? Io penso che il vero obiettivo di questa polemica sia la criminalizzazione delle donne che scelgono di interrompere una gravidanza, attaccare la libertà femminile, costruire un organico e trasversale pensiero politico reazionario. “La Sinistra, l’Arcobaleno” sostiene e sosterrà invece una idea diversa ed elementare: una donna non deve rendere conto delle proprie scelte né a padri, né a mariti, né a preti, né a magistrati. Questo significa rimettere al centro libertà ed eguaglianza, rivendicando per il singolo, al di là del sesso o dell’orientamento sessuale, uno spazio non occupabile da dogmi né di stato, né della Chiesa.

Nessun commento: