lunedì 3 marzo 2008

Campagna elettorale: ci aspetta una sfida antica.


di Olmo e Lola

La campagna elettorale è iniziata all’insegna del voto “utile” e su questo concetto i vertici del PD e del PDL hanno già trovato una larga intesa. Cattivi presagi. Evocano entrambi il voto “utile” come se alle prossime elezioni accanto alle schede valide, quelle bianche e quelle nulle gli scrutatori si trovassero di fronte anche le schede “inutili”. Assurdo. Sono incapaci di ammettere che la situazione è diventata insostenibile, incapaci di qualsiasi atto di coraggio, di qualsiasi invenzione sociale intenti solo a rassicurare, negare, prendere tempo, tollerare e semplificare. Il loro potere politico ha occupato le istituzioni, gli enti locali, quelli di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, le banche, le televisioni e gli ha fatto perdere ogni contatto con quella realtà contro la quale la società civile si va a scontrare quotidianamente.

Noi no, noi abbiamo l’ambizione e l’accortezza di voler proseguire “ in direzione ostinata e contraria”, lasciando agli altri le lenti magiche con cui eludere i problemi quotidiani dei singoli cittadini e immergendoci nel midollo di chi percepisce questo momento storico italiano come il peggiore dal secondo dopoguerra. Una sfida antica aspetta il nostro Arcobaleno: quella di sconfiggere la pretesa di chi muove i fili che possa esistere un capitalismo senza operai, ovvero aspirare ad una società in cui la periferia non abbia spazio nelle discussioni di chi vive la piazza. Siamo rimasti soli a volere affrontare il tema universale e sovrastrutturale dell’Ecologia, intesa come un sistema di vita che salvaguardi la dimensione umana del vivere in questo disuguale pianeta; dobbiamo farci portavoce di tutte quelle istanze che urlano dal basso chiedendo dignità al lavoro così come lo troviamo scritto nella nostra invidiata e copiata Costituzione; dobbiamo alzare il tono della discussione inerente alla sempre più diffusa cultura maschilista che ripropone un modello sociale in cui alla donna sia dato spazio solo appiccicandole in fronte dei cliché che speravamo sconfitti; possiamo interloquire e recepire il malessere di un immigrazione sfruttata e denigrata, cardine di un modello di sviluppo insostenibile e arbitrario; è giunta l’ora di utilizzare tutto il bagaglio esperenziale che ha fatto del nostro cammino un faro per pochi forse, ma sicuramente per quelli che solo in pochi ascoltano. Perché poi, alla fine, i diritti negati anche se difesi da pochi fanno comodo a tutti, della sanità pubblica ne usufruiscono per primi proprio quelli che la vorrebbero abbattere, la scuola, malandata e sotto scacco, offre ancora modelli di civiltà che tentano di sconfiggere la deriva liberista che ci vorrebbe tutti come pezzi isolati da manovrare senza troppo sforzo servendosi di una pseudoistruzione improntata al conformismo.
Finalmente possiamo e dobbiamo avere il coraggio di essere “ di parte.

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